I ritrovamenti archeologici nel Tevere
Poiche' l' irregolarita' dell' andamento delle rive del Tevere nel tratto cittadino dipendeva dalla presenza di strutture antiche, si procedette alla distruzione delle strutture rivierasche al momento della costruzione dei muraglioni.
La necessita' di regolare l' andamento del fiume comporto' l' eliminazione di queste " anomalie " che spesso celavano resti archeologici.
Fu cosi' che le grandi opere di scavo e demolizione diedero anche l' opportunita' di effettuare una enorme quantita' di ritrovamenti archeologici. Anche la risistemazione e modifica dei ponti antichi spesso significo' il sacrificio di testimonianze del passato: si veda ad esempio la sostituzione, con due archi moderni, delle due rampe originali di ponte sant' Angelo, scoperte durante i lavori nel 1892. Fortunatamente in questi anni di grandi scoperte e di grandi opere, operavano a Roma alcuni dei piu' grandi studiosi della antichita' della citta', come Lanciani e Gatti, che documentarono puntualmente le testimonianze che andavano affiorando.
Restano fondamentali ad esempio le tavole pubblicate da Lanciani della nuova Forma Urbis Romae, con la planimetria della citta' e delle presenze archeologiche.
I lavori per la costruzione dei muraglioni ebbero una duplice valenza, permettendo da una parte la scoperta di nuovi ed importanti resti e complessi archeologici, dall' altra spesso la loro puntuale distruzione.
Dei tre resti del ponte neroniano si salvo' parzialmente un unico pilone presso la riva sinistra, oggi visibile nei periodi di magra. Sulla riva destra, presso la Farnesina, emerse un grande edificio della fine della repubblica, con ambienti decorati in epoca augustea con pregevoli affreschi e stucchi. Gli affreschi superstiti sono oggi visibili nelle sale del museo nazionale Romano a palazzo Massimo presso piazza della Repubblica. Presso ponte Sisto si rinvenne il sepolcro dei Platorini della prima meta' del secolo I d. C., smontato e ricostruito nel Museo Nazionale Romano. Lo stesso ponte Sisto, che inizialmente si era deciso di demolire, celava lungo la riva sinistra un intero arco crollato che emerse in occasione di una secca eccezionale insieme a frammenti epigrafici e statuari in bronzo, riferibili al restauro di Valentiniano e di Valente.